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Nel primo decennio di vita, il Torneo Cavallereso si consolida. Dopo
vari esperimenti di sfilata, ambientata prima nel ‘700 (ricostruzione
di Servigliano), poi nel ‘300 (i sorbellianesi sono in lotta
con i vicini di Santa Vittoria), il riferimento storico è dato
dalla pergamena del 1450, attestante la cessione della piana di San
Gualtiero e rinvenuta in municipio. Nel corteo fanno la comparsa velluti
e stoffe pregiate. Nel 1971 vengono noleggiati 49 abiti presso la sartoria
teatrale Alberani di Bologna: è un segnale preciso, che darà
la prima svolta. Fanno seguito gli accordi con la sartoria Cantini di
Roma. Intanto la manifestazione cresce. I rionanti vivono i cambiamenti
da protagonisti. Lo stupore della prima edizione è svanito; ora
sono in molti a contribuire alla riuscita dei cerimoniali. Nascono le
rivalità tra le singole fazioni, una sorta di guerra intestina
che animerà il Torneo in modo crescente. Ma la gente ci mette
anche passione, sacrifici. Nel 1973 un rione (Paese Vecchio) abbandona
il Torneo. Il comitato organizzatore fa del tutto per riaverlo; ogni
tentativo risulterà vano: Paese Vecchio rientrerà solo
nel 1983. Nel 1977, Porta Marina - il rione più piccolo - chiede
l’allargamento del proprio territorio e minaccia di non prendere
parte al Torneo. L’appello viene accolto e la zona Caserma passa
alla civetta. Il successo non s’inventa. A Servigliano il filo conduttore
che arricchisce di anno in anno di Torneo Cavalleresco è speciale.
La prima fase riguarda la ricerca, il lavoro d’archivio. Ogni
rione si ingegna nel saper carpire dai libri di storia il meglio di
un periodo, quello della metà del XV secolo, denso di accadimenti
per il Fermano. Così i riti della rievocazione sono più
che mai fedeli alla storia. Ovviamente è l’arte a farla
da padrona: dai maestri del ‘400 (su tutti Carlo Crivelli) vengono
prima ammirati i dipinti, poi riprodotti gli abiti della sfilata. Il
passo successivo è quello di coinvolgere il pubblico, attraverso
una componente di primaria importanza: lo spettacolo. Gli anni Ottanta
si caratterizzano per la nascita dell’Accademia Clementina degli
studi prerinascimentali e cavallereschi. Il corteo viene studiato dalla
A alla zeta: la sequenza, i ritmi, i personaggi sono dettati da precisi
codici. Tra i rioni gli sfottò si fanno torridi. Si accaniscono le rivalità
tra Porta Navarra e Santo Spirito. Nel 1985 si consuma lo scherzo che
passerà alla storia: Santo Spirito, che ha appena vinto con Franco
Ricci il terzo palio consecutivo, stampa un manifesto scritto in italiano
maccheronico nel quale comunica che “s’asterrà
per li prossimi anni quattro a correre pe lo Palio, de modo che li altri
Rioni possano rencorasse e vincere lo Palio un anno per uno!”.
E’ la goccia che fa traboccare il vaso, visto che tutti consoli
rivali del grifone intensificano gli sforzi per accaparrarsi un cavaliere
in grado di competere con l’intramontabile Ricci. La Giostra
dell’anello diventa tra le più selettive d’Italia.
I paliofili d’ogni zona della penisola raggiungono le mura di
Castel Clementino. E’ in questo periodo che il Torneo Cavalleresco
decide di vendere la propria immagine. Il primo passo è l’ingaggio
del regista-coreografo Gianni Nardoni, che comincia dal rione Paese
Vecchio prima di lavorare full time per il comitato centrale. Nardoni
si presenta in punta di piedi, nonostante il suo curriculum trentennale
sia ricco di gloria. In un anno crea e istruisce il gruppo degli alfieri
di Paese Vecchio, dando professionalità alla compagine. L’omino
ascolano non passa inosservato: il suo lavoro è di qualità.
La Pro Loco non impiega molto a capire che sarà lui a dare la
giusta sterzata. Nel 1987 Nardoni entra nella stanza dei bottoni: cura
regia e coreografia, fonda la compagnia degli Alfieri e musici storici.
Il suo diktat è perentorio: “Servigliano ha tanto da vendere,
ma lo vende malissimo. Servono correttivi”. Detto, fatto! Consoli,
Pro Loco e Comune gli danno carta bianca; e lui fa il miracolo, portando
il Torneo Cavalleresco di Castel Clementino ai primi posti in Italia
in fatto di corteo e ricerca. Le trasferte in Germania (’89)
e in Danimarca (’90) daranno a Nardoni ciò che gli spetta.
Il suo contributo, ancora attuale, è visibile di anno in anno.
E i ragazzi del luogo gli dimostrano fiducia, attaccamento e riconoscimento
nel 1994, con uno striscione chilometrico che recita: “Nardoni,
il Torneo profuma di te!”. Ora i rioni vogliono perfezionarsi
in tutto: i fabbri del luogo montano delle macchine da guerra fedeli
riproduzioni del XV e XVI secolo. La seconda metà degli anni
Ottanti è anche caratterizzata da Barbara Capponi, che prende
parte alla sfilata a fianco del Magnifico Messere. Fresca vincitrice
della fascia di Miss Cee, la ventenne ragazza pedasina conferisce un
tocco particolare al corteggio. Sarà dama per quattro anni, comprese
alcune uscite all’estero. Conclusa la sua parentesi al Torneo
Cavalleresco, la Capponi indirizza una lettera all’allora sindaco
Filippo Santoni scrivendo: “Resterà sempre vivo in me
il ricordo di Servigliano e della sua gente a cui mi sentirò
legata da particolari sentimenti di affettuosa simpatia. Un grande abbraccio”.
Si intensificano le presenze del Torneo Cavalleresco in Rai: trasmissioni
come Portomatto, dove i figuranti sono ospiti di Maria Teresa Ruta,
Sereno Variabile, Uno Mattina, portano in auge la rievocazione storica.
Adesso Servigliano ha una manifestazione invidiata ovunque. Crescita
esponenziale negli anni Novanta. Memorabile l’edizione del 1993
(doppia Giostra), anno del venticinquennale. Nel 2000, ecco l’ingaggio
di una Madrina di lusso per il corteo: è Rosaria Renna, speaker
di Radio Dimensione Suono, che in abito bianco simboleggia la dama del
Rione San Marco.
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